16 agosto 2026
Is 56,1.6-7;Ps.R.66(67); Rm 11,13-15.29-32; Mt 15,21-28
GRANDE FEDE!
Il tema unificante della liturgia di oggi riguarda il punto delle discriminazioni etniche e religiose che in tanti modi diversi, continuano ancora ad affliggere il mondo. Di tanto in tanto nella storia riaffiora spesso la perversa tendenza ad alzare muri e barriere per tener separati buoni e cattivi, oppure semplicemente persone diverse per il colore della pelle, o per la loro lingua o religione diversa!
Questa tendenza a volte nella storia, può assumere forme anche violente, fatte non solo di muri e steccati, ma a volte anche di vere persecuzioni. Sono tendenze che rischiano talora di riemerge ripresentandosi con varie forme che vanno dalla paura dell’incontro, all’incapacità di vivere un dialogo sereno e rispettoso, all’ irrigidimento ideologico che portare a vere e proprie forme di esclusione. Vari sono i modi cui poi si tenta di giustificare (e coprire) queste tendenze razionalizzandole ad esempio parlando dei rischi di sincretismo, lassismo, irenismo, perdita d’identità ecc… Talvolta questo può avere anche un suo senso, più spesso però copriamo la nostra rigidità e mancanza di apertura e di ascolto.
Il problema non è nuovo: ai tempi di Gesù i giudei suoi contemporanei ritenevano che solo una era la stirpe eletta, destinata alla salvezza, mentre i pagani dovevano essere evitati come impuri. E’ in questo contesto che va collocato il brano odierno di Matteo. Il ministero pubblico di Gesù durò appena tre anni, e forse anche per questo non potè estendere la sua missione fuori dei confini d’Israele. Non per questo era meno chiaro come il suo messaggio di salvezza fosse rivolto universalisticamente a tutti i popoli della terra. Assieme ad altri passi il brano odierno è sicuramente tra i più significativi e rivelatori su questo punto.
Questa donna cananea che si presenta a Gesù gridando, supplicando ed invocando era una pagana proveniete dalla zona di Tiro e Sidone. Possiamo immaginare la sorpresa dei discepoli di fronte alla sfrontatezza di questa donna. Essi s’attendono una reazione brusca di Gesù, nella linea del rifiuto e del respingimento!
Si spiega forse così anche il tono tanto duro e sgarbato di Gesù! Non pare per nulla il maestro mite ed umile di cuore che conosciamo! Non degna d’uno sguardo la donna, nemmeno le rivolge la parola, eppure si tratta d’una mamma disperata, ma con lei Gesù è singolarmente duro e distaccato. Intervengono anche gli apostoli, imbarazzati: “Esaudiscila!” gli dicono, ma forse il senso vero era: “Allontanala! Che figuraccia facciamo!”. Gesù pare quasi avvallare questa richiesta “Sono venuto per le sole pecore perdute d’Israele” (v24). Le pecore allo sbando sono un’immagine biblica nota: Dio ha preso impegni solo con il popolo d’Israele, con cui ha stretto un’Alleanza, Egli è il Pastore d’Israele. Gesù dichiarando di portare a compimento le profezie fa ben capire questo alla donna. D’altra parte ella, pur consapevole d’essere una pagana, e di non avere diritti da accampare, poiché non appartiene al gregge del Signore, tuttavia confida nella benevolenza di Dio “Signore, aiutami!” non cessa d’implorare umilmente….
Niente da fare! “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini…” (v.26) sembra quasi Gesù rincari la dose: solo Israele è il vero gregge, mentre i pagani sono i cani… L’espressione “cane” era un’offesa ingiuriosa, un nomignolo spregiativo ed offensivo con cui gli ebrei indicavano i pagani! Ricordiamo altre espressioni in Matteo “Non date le cose sante ai cani, né gettate le vostre perle ai porci…” (Mt 7,6). Cane era un termine offensivo che indicava l’incompatibilità fra la vita pagana e la scelta evangelica. Non possiamo non essere stupiti: la donna chiama Gesù con grande rispetto per tre volte come Signore ed una volta come Figlio di Davide mentre Gesù al contrario è molto duro e sprezzante ….! Insomma pare davvero che Gesù disprezzi i pagani e gli stranieri: ma è veramente così?
La risposta la troviamo alla conclusione del brano, quando il dramma si scioglie: “Donna, davvero grande è la tua fede!” Si tratta d’un elogio inatteso, altissimo, mai rivolto a nessun israelita, che illumina il brano d’una luce tutta nuova!
Alla luce di tale risposta possiamo rileggere come tutta la ritrosia ed il disprezzo mostrati da Gesù non fossero che un’abile drammatizzazione pedagogica! Insomma: una messa in scena per risvegliare i discepoli e mostrar loro quanto insensato fosse coltivare una mentalità esclusivista! Infatti proprio mentre le pecore del gregge si tenevano lontane dal pastore vero, il pastore bello e buono delle pecore, che cercava di radunarle, erano invece i cani, cioè i pagani e gli stranieri che si accostavano a Lui con fiducia, sicchè erano proprio loro ad ottenere salvezza, mentre gli israeliti ne restavano esclusi….
Si tratta d’un messaggio sempre attuale: la comunità cristiana è chiamata ad essere segno che ogni discriminazione non ha più motivo di esistere! Dirà S. Paolo “Tutti voi siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù…. Non c’è più giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,26-29).
In tal modo questa povera donna cananea, pagana, diviene modello della vera ed autentica credente: perfettamente consapevole di non meritare nulla, si apre alla Parola di Cristo, attraverso la quale, sperando la salvezza, la implora, e la riceve in dono!

