15 Agosto 2026
Ap11,9a;12,1-6a.10ab; Ps 44; 1Cor 15,20-27a; Lc 1,39-56
COME UN FIORE…
Celebriamo oggi la Santa Madre di Dio, Maria, modello e profezia del destino di vita eterna che ci attende tutti, uomini e donne credenti!
La celebrazione di questa solennità fornisce l’occasione per ricordare come le forze della vita e della morte si affrontino sia dentro la storia universale dell’uomo, sia durante la vita personale di ogni credente. Alla fine la morte agguanta comunque le creature, ma Dio non rimane inerte, ed in Maria ci dona Grazia e luce per contemplare il suo trionfo come Dio della vita! Proprio l’Assunzione al cielo della B. V. Maria ci rivela il vero volto di Dio come Dio della vita!
La descrizione dell’Assunzione non è narrata in nessuna pagina del Nuovo Testamento. Troviamo tuttavia descritto da Luca il mistero della Visitazione, occasione in cui Maria espresse i medesimi sentimenti che le appartennero anche nel giorno della sua Assunzione al cielo!
Ritorniamo al Magnificat: leggendolo e pregandolo con attenta partecipazione ci accorgeremo come sia anche profezia misteriosa della futura esaltazione di Maria nell’Assunzione: “L’anima mia magnifica il Signore, grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente!”
Dopo l’Annunciazione Maria espresse tale gaudio nuovamente alla nascita di Gesù, ma anche al Calvario, perché in quel momento drammatico diveniva, nello Spirito, madre dei discepoli di Gesù rimasti orfani di Lui. E’ giusto contemplare come Maria manifesti, attraverso il Magnificat, la sua gioia nel momento dell’Assunzione ma anche tenere presente come, in quella memoria, anno dopo anno, tutte le generazioni rinnovano la sua beatitudine pervasa da gratitudine! Con il mistero dell’Assunzione, Maria continua a comunicarci la parola più bella che tutti desideriamo ascoltare: non temere, ciò che io ho avuto la grazia di vivere, anche tu lo potrai vivere! Io sono la profezia di ciò a cui anche tu sei destinato: la tua vita, infatti, non appartiene alla morte, ma al Signore Dio della vita!
Nella prima lettera ai Corinzi Paolo ci ricorda come, essendo noi di Cristo, ed appartenendo a Lui, apparteniamo al regno della vita, e siamo liberati da quello della morte. Nell’Apocalisse ci viene richiamata la presenza d’un drago che non è esterno a noi, ma dentro di noi! Esso abita in noi in molti modi, con molte identità e maschere diverse. Esso si chiama di volta in volta: demoralizzazione, pessimismo, sfiducia, sconforto, ma anche esibizionismo, narcisismo, bisogno di potere, di avere, e di apparire… E’ un drago illusionista che c’inganna mostrandoci il passato migliore del presente, o il futuro tutto minaccioso e pericoloso. E’ lui che ci rende sospettosi e ci fa ritenere gli altri pericolosi anche se non è così, o che le cipolle della schiavitù siano più sicure e preferibili alla manna, incerta, della libertà… legandoci al “si è fatto sempre così…!”
Il mistero di Maria Assunta in cielo ci parla invece di un amore, quello di Dio, stabile, duraturo, fedele, ma sempre nuovo, che accompagna la vita dell’uomo dal suo primo germogliare fino alla sua consumazione: esso è un amore eterno! Il Padre accoglie tutti noi, suoi figli e figlie, nella totalità della nostra storia. Pertanto nell’Assunzione di Maria celebriamo anche la speranza più vera e profonda! Essa ci permette d’essere presenti alla vita, nostra ed altrui, con amabilità e leggerezza, senza arrestarci di fronte alle inevitabili difficoltà, crisi e drammi della vita.
Al di là d’ogni esperienza drammatica di ingiustizia, persecuzione, egoismo, che possiamo subire (o aver subito) la luce dell’Assunzione risplende come icona preziosa di quell’Amore Eterno proveniente dal Padre che accompagna tutta la nostra vita, dai suoi primi inizi! L’Assunta canta il compimento celeste ed eterno del cammino di Maria, ma con esso celebra anche la nostra speranza di vita eterna. Essa è un fiore purissimo e profumato: la speranza, infatti, ci inebria come un profumo ma, proprio come un profumo, non si può toccare…ma non è per questo meno sensibile e concreta!
L’Assunzione di Maria infine testimonia la continuità, stabilità e durata dell’amore di Dio che accompagna tutta la nostra vita nel suo dipanarsi nel tempo: da prima del suo germogliare, fino ad oltre la sua consumazione. Così, mentre oggi celebriamo il compimento dell’esperienza di Maria, in realtà celebriamo anche la nostra speranza d’essere a nostra volta rapiti in cielo anche noi uniti a Lei!
Vorrei concludere richiamando ancora un parallelo fra la speranza ed il dono di un fiore. I fiori si possono solo ammirare, lasciandosi però consolare dai loro colori e profumi. Anche la nostra vita (come il nostro essere accanto agli altri) se illuminata dalla speranza viene aiutata a divenire sempre più leggera, soave ed amabile come un fiore che, pur nella sua gratuità, riesce però ad ingentilire l’anima e consolare il cuore…

