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Comunità OFM Convento Eremo S. Felice - Cologna Veneta (VR)

Eremo San Felice

VI Domenica di Pasqua Anno A

2026-05-10 13:54

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Riflessioni,

VI Domenica di Pasqua Anno A

10 maggio 2026 Atti 8,5-8; Ps65; 1Pt 3,15-18; Gv 14,15-21  PER SEMPRE “Pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi p

10 maggio 2026

 

Atti 8,5-8; Ps65; 1Pt 3,15-18; Gv 14,15-21

 

 

PER SEMPRE

 

“Pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità.” (Gv 14,16) Siamo nel cuore del discorso che Gesù, dopo l’ultima cena, condivide con i dodici nell’intimità del cenacolo.

 

Gesù venendo nel mondo ed incarnandosi aveva assunto un’esistenza terrena che non gli permetteva certo di rimanere per sempre in mezzo agli uomini. Adesso, come chiarisce in questo lungo discorso, Egli se ne deve andare perché la sua presenza storica, in mezzo agli uomini era temporanea e transitoria.

 

Egli rivela tuttavia in questo discorso anche il dono del Consolatore, lo Spirito di verità che avrebbe lasciato ai suoi. Lo Spirito sarebbe rimasto per sempre con i discepoli. Giovanni qui ci sta introducendo al mistero dello Spirito Santo, terza persona della Santissima Trinità, consostanziale col Padre e come il Padre eterno destinato a permanere per sempre, lungo i secoli, con i discepoli di Gesù Cristo di tutte le epoche….

 

È allora importante cogliere la diversità fra le due presenze del Cristo: la prima è quella storica, del Verbo incarnato, presenza di Dio nella persona del Gesù storico. L’altra invece è quella data dallo Spirito Santo, invisibile, che varca secoli e tempo. Per accogliere lo Spirito però occorre aprirsi a Lui ed entrare nella sua luce, cose che il mondo non sa fare.

 

Per “mondo” Giovanni intende tutto un modo di vedere e sentire materialista, egocentrico e deterministico, chiuso sia all’alterità che alla trascendenza. Il mondo è refrattario ed impermeabile allo Spirito che non può conoscere.

 

Diversamente dal mondo invece i discepoli di Gesù sono sensibili ed aperti allo Spirito, che è luce capace di condurre all’amore ed alla verità, destinate ad essere progressivamente crescenti nel nostro cuore. Perciò i discepoli del Signore sono chiamati a non restare alla superficie, ma a scendere in profondità nelle cose: “Egli, lo Spirito Santo, vi guiderà alla verità tutta intera” dirà Giovanni 16,13, indicando come lo Spirito sappia guidare progressivamente ad una sempre maggiore penetrazione. Nel dono dello Spirito Santo è racchiuso lo scopo stesso della storia della redenzione. Il Verbo di Dio si fece carne, e ci ha donato la sua vita, proprio per darci lo Spirito Santo.

 

È inoltre importante notare come sia all’inizio, sia alla fine del brano evangelico odierno Gesù faccia una stessa raccomandazione. All’inizio dice infatti: “Se mi amate osserverete i miei comandamenti” alla fine: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva questi mi ama”. L’apertura e la chiusura del suo discorso contengono quindi una medesima osservazione che collega l’amore per Lui e l’osservanza della Sua Parola. Come a dire che il vero amore non è fatto solo di sentimenti o parole, ma di scelte concrete. Scelte che seguono le parole del Signore, e che trovano la loro sintesi nell’amore per il prossimo. In cosa consiste l’amore? Quando possiamo dire di amare davvero il nostro prossimo?

 

Amare vuol dire volere il vero bene dell’altro: non è pertanto solo un sentimento, ma un vero impegno ad aiutare veramente gli altri. Non è quindi (solo) una questione sentimentale, ma una vera ricerca del bene altrui!

 

Venendo a parlare dell’amore per Gesù, questo si traduce nella nostra capacità di onorarlo con la vita, lasciando che la sua vita, le sue parole, i suoi esempi orientino ed impregnino tutta la nostra esistenza. Il nostro amore per Lui si traduce in fiducia a lasciarci guidare da Lui, sicché la nostra vita lo glorifichi! In questo lo Spirito Santo ci sostiene illuminandoci su ciò che a Lui piace per poterne fare principio di scelta per noi!

 

Lo Spirito Santo permette ai discepoli anche di cogliere la nuova presenza del Risorto. “Non vi lascerò orfani: verrò da voi.” (Gv.15,18) dopo la morte Gesù ritornò come Risorto in mezzo ai suoi, ma continua ancora a ritornare, misteriosamente, in ogni tempo nella vita dei credenti. “Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete perché io vivo e voi vivrete...” (Gv.15,19). Grazie al dono dello Spirito Santo noi siamo in grado vedere il Risorto, invisibile al mondo ma non a noi. La presenza del Risorto (eternamente presente tra i suoi) viene percepita (vista) grazie alla comunione con Lui, che è frutto (oltre che condizione) dello Spirito.

 

Rimane da toccare almeno un altro punto suggerito da questi versetti. Infatti, quando Gesù rivela come i suoi discepoli vivranno della sua stessa vita, ci sta indirettamente parlando del dono di divenire interiori gli uni gli altri. Cosa significa ed in cosa consiste questo dono?

Significa che lo Spirito Santo realizza in noi una realtà misteriosa: la reciproca interiorità, la capacità di comprendersi gli uni gli altri in profondità. Si tratta di una comunione nell’amore, prezioso dono di Grazia. Essa però è presente solo là dove c’è una fede davvero matura, noi infatti parliamo spesso di comunione d’amore, ma ahimè, che molto raramente la incontriamo…

 

Carissimi, vediamo allora come la liturgia inizi a prepararci alla Pentecoste. Il Signore ci fa sempre grazia, non solo per noi stessi, ma anche per tutti coloro cui vogliamo bene e ai quali siamo chiamati a trasmettere i riflessi consolanti della speranza cristiana.

 

Avvicinandoci sempre più alla festa di Pentecoste, prepariamoci a tale solennità ripetendo nel nostro cuore “Crea in me, o Signore, un cuore nuovo, infondi in me il tuo Spirito santo”..