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Comunità OFM Convento Eremo S. Felice - Cologna Veneta (VR)

Eremo San Felice

V Domenica di Quaresima Anno A

2026-03-22 17:13

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Riflessioni,

V Domenica di Quaresima Anno A

22 marzo 2026  Ez 37,12-14   Sal 129   Rm 8,8-11   Gv 11,1-45  IL TUO AMICO E' MALATO! Con questa quinta domenica di quaresima giungiamo quasi al culm

22 marzo 2026

 

 

Ez 37,12-14   Sal 129   Rm 8,8-11   Gv 11,1-45

 

 

IL TUO AMICO E' MALATO!

 

Con questa quinta domenica di quaresima giungiamo quasi al culmine del cammino quaresimale: domenica prossima la Domenica delle Palme darà avvio alla Settimana Santa, scrigno prezioso tutto rivolto alla celebrazione del Santo Triduo Pasquale! Sia Ezechiele che la lettera ai Romani parlano di risurrezione e di vittoria sulla morte, ma la domenica rimane profondamente connotata dal capitolo 11 di S. Giovanni, in cui Gesù, incontrando Lazzaro, vince la morte e dona nuova vita e si definisce come “la risurrezione e la vita”…

 

Gesù vince la morte non evitandola, ma andandole incontro: fa così oggi andando incontro a Lazzaro, ma farà così anche nella Passione, consegnando la sua vita ad una morte crudelissima. Sono temi preziosi per la nostra vita di fede: con Cristo siamo vincitori della sofferenza e della morte, possiamo vivere con fiducia, nella sicurezza di essere associati alla Sua vittoria sulla morte!

 

In particolare, oggi ci viene ricordato che siamo tutti malati come Lazzaro, anche se ce ne manca la consapevolezza. Forse pensiamo di stare bene. Per prendere coscienza d’essere malati occorre sincerità, serietà, ed il coraggio di guardare in faccia la verità delle cose. Solo allora forse iniziamo a comprendere quanto davvero poco sia il bene che siamo capaci di fare. Cosa siamo davvero capaci di fare di bene per gli altri, anche per chi ci ama? Ce lo chiediamo mai? Già tanto se fossimo capaci di dire qualche parola gentile, o d’assumere qualche atteggiamento accogliente. Marta e Maria oggi mandano a dire a Gesù: Ecco il tuo amico è malato! Che bello se fossimo capaci oggi di dire a Gesù: “Ecco Gesù, il tuo amico, che sono io, è malato! Sì, sono io che vorrei essere tuo amico ad essere nella malattia… Come vorrei che non ci fosse niente a separarmi dalla tua amicizia!”  Alla fine della quaresima sarebbe un buon risultato divenire capaci di ripetere queste due espressioni: “sono malato” insieme all’altra parte della frase “sono tuo amico!”. Sono malato e sono tuo amico. Avere confidenza fra amici ci permette di dire tante cose, anche consegnarci reciprocamente segreti nascosti.

 

Guardando alla vita cristiana ordinaria, mi pare invece che al massimo riusciamo a dire che siamo peccatori, ma mi sembra che questo sia troppo poco. In fondo espressioni come sono peccatore vengono dette spesso in un senso banale, come quando ripetiamo ho i miei difetti, torno a cadere ogni giorno nelle stesse cose…. Il vero problema invece è come riusciamo a dire queste cose: con quanto dolore, e con quanto desiderio di rinnovarci davvero? Se noi desiderassimo davvero che Dio fosse sul serio nostro amico, non potremmo non soffrire per il male ancora in noi, e non potremmo non desiderare davvero di migliorarci!

 

A volte diciamo d’aver bisogno della grazia di Dio: abbiamo sentito ripetere tante volte questa frase che adesso la ripetiamo… Ma davvero ci rendiamo conto che senza l’amicizia di Cristo, e la sua presenza amorevole, non saremmo capaci nemmeno di dire una parola buona a nessuno, né a rivolgere uno sguardo benevolo attorno a noi? La nostra bontà, così come la nostra purezza di cuore, dipendono tutte dalla presenza e dallo sguardo di Cristo e dalla sua amicizia. Non c’è nulla che possa renderci buoni, generosi o capaci di perdono al di fuori della presenza e della benevola amicizia di Gesù.

 

Credo vada interpretata proprio così la gloria di Dio di cui parla S. Giovanni oggi quando dice che “questa malattia non porterà alla morte ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato” (Gv 11,4). Non vi è nessuna gloria più grande di quanto che ci rende nuovi e capaci di bontà, come fa esattamente lo sguardo di Gesù quando si rivolge verso di noi! Gesù si commuove e piange davanti alla nostra malattia, ma noi siamo capaci di commuoverci e piangere, almeno qualche volta? Se non siamo capaci mai di emozionarci profondamente, né mai di piangere, possiamo dire d’avere qualcosa in comune con Dio?

 

Guarendo e risuscitando Lazzaro Gesù oggi vuole risuscitare e guarire anche ognuno di noi. Ma noi desideriamo davvero essere guariti e risuscitati da Lui? Desideriamo cioè avere in noi quella presenza di Cristo che ci rende capaci di dire parole che non feriscono, e di avere sguardi di benevolenza e pace? Perché da questo si vede Dio: dal modo con cui lo portiamo in noi, nei nostri sguardi, nelle nostre parole, nei nostri silenzi come nei nostri dialoghi, nel nostro commuoverci e di piangere ancora….

 

Chiediamoci: ma si può davvero parlare con Dio, e di Dio, se non nel profondo, e dal profondo, del cuore e dell’anima? Si può parlare con Dio, o di Dio, in una maniera qualunque, con leggerezza o banalità? Non ci si può rivolgere a Dio per chiedergli cose qualsiasi, banali od inutili. Come Dio chiede tutto a noi, così anche noi chiediamo tutto a Lui! Il nostro dialogo con Dio è su tutto, cioè riguarda sempre la totalità della vita. In esso ogni volta ne va della nostra vita intera. Infatti, con Dio si parla di vita e di morte, di tenebre, e di luce. Nel dialogo con Lui è la nostra vita ad essere in ballo. Almeno in quest’ultimo tratto di Quaresima pensiamoci. Non pensiamo che la vita spirituale, o la vita di preghiera sia qualcosa per i tempi vuoti, di vacanza, o inutili. Non sono qualcosa di diverso dalla vita, da tutta la nostra vita.

 

E la nostra vita, tutta la nostra vita è per la gloria di Dio. In queste ultime due settimane prima di Pasqua, pensiamoci.