23 agosto 2026
Is 22,19-23; Ps.137(138); Rm 11,33-36; Mt 16,13-20
CHI SONO PER TE?
Quale immagine di Cristo ci portiamo nel cuore, nella mente, nell’anima? Quale immagine ci è rimasta dentro dai tempi della nostra fanciullezza ed adolescenza, dai tempi del nostro catechismo o della nostra adolescenza ed età giovanile? Forse il Cristo emaciato e diafano, sacralizzato di tante devozioni spiritualiste, oppure il Cristo contestatore coi capelli e la barba lunghi ed incolti, o il Cristo buon pastore dai tratti mistici… Sono molte le immagini di Gesù che si sono diffuse lungo la storia della Chiesa e con le quali forse facciamo fatica anche noi a trovarci d’accordo….
Chi dite che io sia? È la domanda che Gesù pone a bruciapelo ai suoi discepoli in questo punto ormai avanzato della narrazione evangelica, dopo ormai un buon lungo noviziato e cammino di formazione dei discepoli. I discepoli hanno ormai ascoltato ed assimilato il sermone della montagna, hanno visto e possono testimoniare i suoi miracoli, i segni del Regno che viene, le moltiplicazioni dei pani, il suo camminare sulle acque, gli insegnamenti sul puro e sull’impuro. Ormai hanno fatto esperienza della sua persona, della sua luce, del suo amore, hanno ascoltato la sua Parola, hanno preso parte ai segni del Regno che ha posto generosamente davanti ai loro occhi.
Adesso Gesù pretende una risposta dai discepoli, diciamo pure che si attende, sollecita che si pronuncino, che prendano posizione. Hanno camminato con Lui, hanno ascoltato la sua Parola, hanno potuto vedere con i loro occhi i segni del Regno da Lui posti con generosa e luminosa chiarezza. Adesso vuole che si dichiarino, che lo riconoscano, che dimostrino di conoscere e di sapere una risposta. Come un bravo insegnante ad un dato momento del corso scolastico si attende, e pretende, che i suoi studenti dimostrino di conoscere e sapere le risposte alle domande senza dover sempre aspettare l’imbeccata del maestro!
Si tratta d’una operazione che potremmo definire “maieutica”: se ad uno studente continuiamo a dare sempre noi le risposte quello studente non crescerà mai, ad un certo momento deve incominciare a rispondere da solo, dimostrando di aver imparato la lezione! Un bravo studente sa le risposte, le conosce, almeno quelle importanti, ma occorre gli sia data l’occasione di rischiare e di esprimerle ad alta voce, assumendosene la responsabilità! Si tratta d’un momento importante che responsabilizza e fa crescere.
Chi dici che io sia? Quando il Cristo mi pone direttamente, con semplicità e franchezza questa domanda mi costringe a scendere nella mia anima ad un livello di profondità abbastanza profondo per scoprire dove la risposta vi giaccia semi-nascosta. E’ il momento ormai di trarla alla luce!
Pietro, il primo a rivelare a chiare lettere la verità, e ad assumersi con franchezza, parresia e coraggio il compito di affermare quanto aveva compreso e creduto, si ritrova ad essere e divenire il fondamento stesso della Chiesa. Nella sua convinzione non entravano molte mediazioni umane, era stato testimone delle parole, delle opere e degli insegnamenti di Cristo, abbastanza perché in lui la Grazia accendesse una grande luce nel cuore…. “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!”. Che bella questa confessione di fede che scaturisce sorgiva, preziosa, incrollabile, da un rapporto profondo ed immediato, intimo, personale, diretto, faccia a faccia, cuore a cuore, con Dio!
Voi chi dite che io sia? La sottolineatura è preziosa e decisiva! Dobbiamo essere noi a dirlo, solo così entriamo nel mistero! Pietro è entrato nel mistero e dona la giusta risposta non perché ha ascoltato un’imbeccata od un suggerimento di Gesù, ma perché il Padre glielo ha rivelato con una luce interiore…. Adesso Gesù sembra quasi voler continuare dicendo: Bene! A Pietro il Padre ha rivelato la risposta giusta e luminosa, ma adesso VOI, voi, dove siete nell’elaborazione di questa risposta e di questa scoperta? Siete ancora all’anno zero? Pietro ha scoperto, grazie alla luce del Padre, ed alla Grazia dello Spirito che io sono il Figlio del Dio vivente, e voi? E tu? Dove sei arrivato? Dove siete arrivati?
In buona sintesi il Vangelo odierno è una forte spinta ad uscire da una fede solo catechistica, in cui tutto rischia di essere ridotto solo a formule, magari buone e corrette, ma solo formule…. Senza un corrispettivo esistenziale di conversione vissuta. Quando dico che Gesù è il Figlio del Dio Vivente, ad esempio, dico certamente una cosa esatta e corretta, ma io mi accorgo, e sperimento davvero che Dio è vivo? Vive veramente in me? Mi accorgo che è una presenza viva, vivente e vivace in me? Non solo è Dio, ma è vivente in me, cioè mi muove dentro e mi dice: quello lascialo stare, impegnati piuttosto in quell’altra direzione e via dicendo. Il Dio vivente è quella presenza viva in me che mi orienta e mi guida concretamente giorno dopo giorno.
Carissimi, chiediamoci se per noi Dio è qualcosa, anzi, Qualcuno di vivo in noi, nel nostro cuore, nella nostra anima (se pure ancora ci crediamo di avere un’anima….). Qualcosa, o meglio Qualcuno, di vivo che si muove in me motivandomi: una realtà, una presenza che fa parte della mia vita, che ascolto e guardo con attenzione e riguardo speciali….

