c4b9451a980ddf1a76a9e770d4911b2da7c8ad02

Comunità OFM Convento Eremo S. Felice - Cologna Veneta (VR)

Eremo San Felice

Giovedì Santo

2026-04-02 11:18

Array() no author 83494

Riflessioni,

Giovedì Santo

2 aprile 2026  Es 12,1-8.11-14   Sal 115   1Cor 11,23-26   Gv 13,1-15 DAI LA VITA! La lettura dell’Esodo ci fornisce oggi la cornice adatta per inquad

2 aprile 2026

 

 

Es 12,1-8.11-14   Sal 115   1Cor 11,23-26   Gv 13,1-15

 

DAI LA VITA!

 

La lettura dell’Esodo ci fornisce oggi la cornice adatta per inquadrare l’ultima cena di Gesù con i dodici; l’Evangelo di S. Giovanni descrive il momento prezioso del servizio vissuto nel corso di essa, mentre la seconda lettura riporta la testimonianza della medesima che ne fa S. Paolo nella prima lettera ai Corinzi.

 

La storia del popolo ebraico ha nell’Esodo dall’Egitto un momento fondativo centrale, ed il popolo ebraico legge nell’epopea del suo cammino verso la terra promessa il DNA della propria identità spirituale. Il rito della cena di Pasqua doveva, e deve tuttora, essere commemorato da ogni famiglia ebraica durante la cerimonia del seder pèsach nella notte di Pasqua.

 

Anche Gesù con i suoi discepoli preparano il loro seder pasquale con grande cura: Paolo ce lo ricorda con commovente precisione nella seconda lettura “Questo è il mio corpo che è per voi; fate questo in memoria di me” allo stesso modo dopo aver cenato prese anche il calice dicendo “Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete, in memoria di me” (1Cor.11,24-25). Si tratta ormai della Pasqua cristiana: in essa, con gesti semplici e parole inattese, Gesù compie un passaggio importantissimo. Sa bene che sta per essere tradito, condannato, giustiziato. Questo aveva già annunciato ai discepoli, ora però non solo accoglie questi eventi drammatici, ma li trasforma in dono ed offerta. Siamo al momento altissimo in cui Gesù compie l’oblazione perfetta di tutto sé stesso per la salvezza di tutti gli uomini.

 

È questa la grande contemplazione cui ci chiama il Giovedì Santo: la radicale trasformazione in cui la sua condanna a morte diviene oblazione e dono di amore. Siamo al cuore stesso della nuova alleanza, e della vita cristiana. La parola contemplazione, così importante per la nostra fede cristiana, significa proprio questo: guardare con gli occhi della carne la passione e la morte di Gesù, sapendovi però scorgere con gli occhi dell’anima il grande dono di salvezza, che questa nuova alleanza nell’amore procura!

 

Il Giovedì Santo, così come tutta la Settimana Santa, ed Triduo Pasquale, dovrebbero divenire per noi preziosa occasione per sostare con sorpresa rinnovata davanti a Gesù che capovolge il senso della sua morte, trasformandola da momento tragico ad evento di grazia, di salvezza e nuova alleanza.

 

Passando al vangelo di Giovanni notiamo come esso oggi si focalizzi su di un altro tema, diverso, ma anch’esso preziosissimo per la vita cristiana: quello del servizio. Dare la vita per gli altri, come Gesù sulla croce, è infatti un evento particolare, non certo d’ogni giorno: il servizio al nostro prossimo invece, questo sì possiamo farlo tutti ogni giorno, nella quotidianità più ordinaria!

 

S. Giovanni dipinge l’icona di Gesù che depone le sue vesti di Maestro e Signore per cingersi i fianchi con un grembiule e prestare il servizio proprio degli schiavi: lavare i piedi ai convitati! Il gesto è sconvolgente e a Pietro, che non vorrebbe accettarlo, Gesù risponde: “Se non ti laverò non avrai parte con me!” (Gv 11,8) Gesù si pone nella condizione di servo, per servire e lasciarci un insegnamento più prezioso di qualsiasi predica. Esso ben rappresenta il senso del mistero pasquale, che ci apre al significato stesso della vita.

La vita è un dono straordinario datoci non per essere primi, vincendo sugli altri, ma per essere al servizio del prossimo, preferendo ai primi posti gli ultimi, quelli cioè propri di un servizio fattivo vissuto per amore, nel più nascondimento.  Non è altro, in fondo, che la logica evangelica spesso testimoniata: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,45).

 

Sapremo fare nostra questa sapienza di vita?

 La celebrazione della passione del Signore nel Triduo Santo è un’occasione preziosa per rinnovare una fresca consapevolezza di come tutta la vita di Gesù fosse al servizio della salvezza degli uomini. La sua passione  non fu che la conseguenza, e l’espressione culminante, di questa logica. Tutto l’essere umano di Gesù fu donato per noi e per la nostra salvezza. Questo è anche il senso ultimo e fondamentale della Santa Eucaristia. Nel mistero della cena pasquale Gesù si fa nostro cibo, e nostra bevanda. Mettersi autenticamente al servizio del nostro prossimo significa diventare anche noi cibo e bevanda per gli altri!

 

Gesù si fa nostro cibo e nostra bevanda perché noi tutti, a nostra volta, nelle modalità e possibilità proprie di ognuno, possiamo trasformare la nostra vita in cibo e bevanda d’amore donati al nostro prossimo. Quando parliamo di amore dovremmo tener presente che esso senza il servizio (cioè il lasciarsi mangiare) sarebbe un amore vuoto! Dovremmo vigilare molto perché queste due realtà (il servizio e l’amore) siano invece sempre bene armonizzate, e concretamente unite nella nostra vita.

 

Ricevendo quest’oggi la Santa Comunione chiediamo al Signore la grazia di crescere nella capacità di spendere con gioia la nostra vita al servizio degli altri, ognuno di noi secondo i propri specifici doni.

 

Il Giovedì Santo ci aiuti dunque a riscoprire cosa voglia dire concretamente per noi amare e servire il nostro prossimo!